Mi manchi tanto, troppo. Stavi male da anni, e l’ultima settimana è stata un’agonia dura, faticosa. Solo una decina di giorni fa cantavamo di tutto, pregavamo insieme. E quanti frasi hai ricordato tu a me, dei vecchi brani, con la tua voce flebile e bellissima (perchè non ti ho registrata???!!!)… Lo so, la tua mente era offuscata da tempo…ero sicura che quando avresti chiuso gli occhi, finalmente in pace e senza triboli, sarebbe stato un sollievo non solo per te, ma per tutti noi.
Invece no. Può consolare, così come mi consola il fatto che tu e il papà non abbiate patito la rispettiva dipartita. Lui è là nel suo letto, inconsapevole e fragile, anche se ogni sera veniva issato al bordo del tuo letto e ti diceva: “ciao tesoro”; e per l’amor di Dio (che ora ti è tanto vicino) aiutalo, con la tenerezza di cui solo una moglie che è stata sposa sessant’anni sa fare!
Invece no. Sono disperata, come se mi avessero strappato visceri, cuore. So che non sei in quel loculo, lo stesso vorrei scaldarti, metterci una stufetta, una luce, dell’ossigeno, in quel posto angusto.
Amo pensare che tu, i nonni, i tuoi fratelli vi perdiate la sera in chiacchiere, in risate, in ricordi, sereni, dolci, felici, lì nella cappella di famiglia in mezzo alla campagna. Per non parlare delle Grandi Feste nei Campi Elisi, ove tu, bella e impeccabile come sempre, ritroverai tutte, ma proprio tutte le persone amate, conosciute.
La casa rimbomba della tua assenza, mamma.
Sono lieta di averti tanto accarezzata, coccolata, baciata, rincuorata, e tuttavia mi dolgo dei momenti in cui non l’ho fatto ancora, ancora e ancora…
Accompagna i miei giorni, quelli di tutti i tuoi figli, siamo tutti così feriti e sanguinanti…aiutaci, stendi la mano suoi nipoti, sulle vite di chi ti sta continuando ad amare infinitamente…
Ciao…ti stringo a me…