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il riso in bianco di mia mamma

Mia mamma è viva, ma …non c'è più. Non ha più memoria di niente. Sta davanti a me come una cassaforte, dentro ci sono tutti i suoi segreti e le cose sapute, ma non c'è combinazione o mezzo efficace di scasso possibile…

Anche se per poco, son contenta di aver avuto un dialogo "diverso" con te quando ancora C'ERI, mamma, di essere riuscita a dirti "ti voglio bene" guardandoti negli occhi (lucidi i miei lucidi i tuoi), di averti scritto quella lettera, di aver provato la strana bella sensazione del parlare "da donna a donna". Però ci siamo perse molto, e adesso non si può recuperare più. Sei lì, dentro a quel corpo che non si muove più, con quella mente che non ti lascia trovare i tuoi ricordi (almeno quelli potevi sfogliarli, fino a poco tempo fa). Non ti leggo neanche più negli occhi lo smarrimento di quando capivi di fare fatica a ricordare e a fare mente locale anche per la più banale delle cose. Adesso stai lì, con le palpebre chiuse, le ciglia lunghissime che ti son venute usando quel collirio, con una fissità mimica che non è solo uno dei tanti regali dell'ineluttabile avanzare della tua malattia…
Quante cose buone sapevi cucinare mamma…tu che dovevi preparare ogni giorno pranzo e cena per sette persone.
I tuoi figli maschi miei fratelli cercano in noi sorelle la bontà di quelle ricette piene di cura, di sapore. Ma non sappiamo eguagliarti, e a dire il vero tante ricette ce le siamo pure dimenticate…
Le tue polpette, la tua selvaggina, la tua polenta, i tuoi dolci, le tue cotolette, le tue minestre, le tue frittate, le tue ciotole di verdure, la tua insalata di riso, il tuo lesso, il tuo rognone, il tuo roastbeef, le tue conserve, i tuoi sughi, la tua peperonata, una quantità infinita di cose buone di cui è impossibile fare l'elenco completo e che solo tu facevi in un certo modo e che nessuno farà mai più COME te. Con tutti quei dettagli per lo più irrecuperabili.
Mio marito va pazzo per il riso in bianco che facevi tu. Niente di più semplice. Scolo il riso, ci spremo il succo di un limone, lo irroro di un bel po' di olio Cuore (niente evo qua, rigorosamente) e ci metto una gran sformaggiata di parmigiano. Fin dal primo boccone sento profumo di noi attorno a quel tavolo, mamma, ad ogni boccone assaporo il gusto di quella famiglia, anche sgangherata se vuoi, ormai dissoltasi…
Ad ogni boccone ti giunga nel cuore il mio grazie. Il cuore è sempre vigile.

esperimenti

Ho fatto due esperimenti con la ricotta questa mattina, uno dolce e uno salato.
Secondo me non son venuti bene né l’uno né l’altro. Ora sta tutto in frigorifero.
Per quel che riguarda il dolce, volevo provare a fare un dolce al cucchiaio che preparavano sempre mia nonna materna e le sue figlie (ossia mia zia e mia mamma). Era fatto con la ricotta appunto, il cioccolato fondente (un po’ gratuggiato e un po’ a pezzetti, zucchero e rum (chi vuole aggiunge uvetta, a noi non piaceva e l’ho sempre mangiato senza). Il sapore e la consistenza sono diversi, forse ho pure sbagliato tipo di ricotta, ci voleva quella più granulosa  compatta, boh…Vediamo se il freddo del frigo gli conferirà qualche punticino in più dello zero meno meno che gli ho dato io appena fatto…
La variante salata (ho visto qualche sera fa su Alice tv che la preparavano) è data da ricotta schiacciata con tonno e due tuorli d’uovo sodo pure loro schiacciati, un po’ di sale, qualche fogliolina di menta e qualche cappero finemente tritati, scorza di limone gratuggiata (appena appena), un po’ di succo di limone e grana. Con la forchetta si lavora e si riduce il tutto a una crema, poi con le mani bagnate in acqua fredda si lavorano le polpettine e si mettono in frigorifero, per poi tirarle fuori più dure qualche ora dopo e farne degli spiedini con verdurine fresche (tipo pomodorini datterini, rondelle di rapanelli e di cetrioli). Ora stanno pure loro al freddo, ma l’assaggio dell’impasto non mi ha entusiasmato. C’era qualcosa di stonato. Potrei provare semmai a farle al forno, passandole prima nel pangrattato.
Non sono soddisfatta.
Vadaviaiciapp.

eladomenicaperfinire…finchèlabarcava…

Buona Domenica, fantasmi!

Oggi compie 88 anni il mio papone. Che, anche se è l’ombra di se stesso e spesso non mi riconosce, c’è.
Ha cresciuto cinque figli e ha lavorato tantissimo, giorno e notte (ricordo ancora quando squillava il campanello delle chiamate notturne mentre dormivo nel mio letto, in tempi in cui la guardia medica ancora non era stata nemmeno immaginata).
Quando S. si dice preoccupata del "3" che presto avrà davanti alla sua età mi vien da dire (sorridendo): "E allora io che dovrei dire che ho davanti il 5?" E’ una ruota che gira, non si può restare eternamente giovani, neppure bevendo l’acqua Lilia o facendo scorpacciate di açai…
L’importante è vivere meglio che si può combinando qualcosa, cercando di conservare intatta quella che è definita "giovinezza di spirito". Che alcuni non hanno neppure a vent’anni, ahiloro. O forse più che giovinezza di spirito sarebbe più opportuno parlere di capacità e voglia di stupirsi.
Mi son sposata a 24 anni ed ho avuto una figlia a 28, senza che vi fosse alcuna certezza economica. Non so come ci siamo riusciti (o meglio: lo so benissimo), ma meno male che ci abbiamo creduto. E l’ Universo ci ha sempre sempre sempre sostenuti, vorrei dire con una precisione quasi millimetrica. Forse è dalla Fiducia che le cose possono nascere e svilupparsi. Non c’è il momento perfetto per fare qualcosa, c’è la voglia di creare una certa situazione e vivere cullando e ponendo in essere giorno dopo giorno questo pensiero, che poi si traduce in realtà.
Credo di aver a volte portato avanti la Fiducia per due. Ci son stati momenti che ho pensato di sbagliare, che ho cercato ‘soluzioni’ alternative, che ho remato per due. Ho anche cercato una barchetta tutta mia per un po’ di anni. Ce l’ho sempre, ogni tanto è buona cosa farsi una gitarella per i cazzi propri.
Quando poi ho smesso di soffrire di questo e semplicemente ho…remato…beh, d’un tratto ho visto che non ero più sola a farlo.
Non esiste la perferzione, se non nell’imperfezione e nell’imprevedibilità degli eventi, che, saputi affrontare con Fiducia, diventano a quel punto perfetti.
Persino quello sfratto fu provvidenziale.
E anche l’imbattermi in quello sgradevolissimo essere ligure.
Tutto ha un senso e lo capisci poi, continuando a portare avanti la Vita con Amore e con Fiducia.
Appunto.

moonlight shadow

Prima di uscire voglio lasciarvi questo capolavoro senza tempo.
Bei ricordi con questa canzone.
Come la manina di Margherita che stringeva la mia guardandomi incantata dal suo lettino bianco mentre gliela cantavo.
O come il partire con animo leggero alla volta di quel locale di Cuneo con quella scarna indicazione e arrivarci…solo per vederti stupito e sorridente là sul palco e poi riportarti a casa…

 

  

 

 

 

 

 

 

 

mizzzidiale grandinata

Un buon tre quarti d’ora di picchiettìo fisso sulle mie povere tapparelle, che sembrava che fuori qualcuno giocasse a squash con dei sassi e le usasse come muro…  :-(  
Pare non vi siano stati danni, ma non ho potuto ancora visionare bene. Ho fatto un timido tentativo di controllare uscendo su un balcone scalza, ma ho rischiato lo scivolone…e sono rientrata immediatamente dopo aver chiuso il bidone grigio che si era scoperchiato.
Il tappetino da bagno in ciniglia verde acqua della mia vicina del piano di sopra è piombato sul mio stendibiancheria già semidivelto dal vento, nell’altro balcone. Quando l’ho raccolto per posarlo almeno sulla ringhiera a ‘scolare’, una cascata di chicchi di grandine si è abbattuta sui miei piedi e dintorni.
Lo scenario del cortile è apocalittico: le palline di ghiaccio si son sciolte quasi tutte (continua ad esserci un’ afa tremenda), ma al suolo si è formato un tappeto spesso e disordinato di rami, rametti, foglie di ogni genere e petali di geranio rossi (sempre della mia vicina).
Da piccola coi petali di geranio rossi facevo le unghie finte.
Speriamo che l’auto di mio marito non si sia fatta delle bozze, da qua non vedo bene.
Ma quel che è peggio…è che lui era in giro in moto mentre le intemperie imperversavano!
(l’ho chiamato, sta al sicuro)

Che bei ricordi…

Leggo questo post e vengo travolta da un mare di ricordi. Io a Marina di Ravenna ci sono andata a trascorrere le vancanze (due mesi per volta! si partiva il 29 giugno e si rimaneva tutto luglio e tutto agosto…) da quando avevo pochi mesi fino ai 13 anni…poi ci ho fatto un paio di capatine nostalgiche da "adulta".
Il bagno Nello, la Grotta Verde (da fuori sentii tutta gasata Gianni Pettenati con la sua "Bandiera Gialla" e i Ricchi e Poveri  ^_^) , Le Ruote, la gelateria Mariuccia, Il cinema in fondo alla via di casa dove non potei andare a vedere coi miei fratelli maggiori (invidiaa) Senta Berger in "Quando le donne avevano la coda" perché non avevo 14 anni, ma dove non persi tanti altri films, tra cui quelli optical come "La zanzara" con Rita Pavone e Giancarlo Giannini), il mercato al mercoledì che si svolgeva proprio in una piazza accanto alla via dove sorgeva la casetta che affittavamo (a fianco delle scuole elementari), il "frizzital" che era un gelato che potevi prendere proprio al giorno del mercato, il fritto di pesce della signora Giulia, il dolce tuttoburro che sempre lei preparava per il compleanno di mia sorella, la messa la domenica sera alla chiesa che allora mi pareva così moderna e vasta, le gite al Molo (e di là c’era Marina Romea), gli odori del porto, il pesce che mangiavi al ristorante Sole (se non erro si chiamava così), gli avvistamenti dei vip che stavano al Park Hotel (Patty Pravo con la sua maga, la Vanoni, per esempio), i bomboloni freschi la mattina, le frittelle della Signora Rosa (mamma scalza e col foulard alla pirata in testa del bagnino Nello), le partite di pallavolo dietro le cabine e accanto alle docce, le cabine di legno, quelle di cemento come la nostra, la numero 31, sempre piena di sabbia e di cose di ogni tipo: costumi, pinne, boccagli, teli, palette, biglie coi ciclisti, materassino di tela rosso e blu, il pontile, Lo sci nautico dei miei fratelli maggiori e della zia Roberta, le gite in motoscafo all’isola d’acciaio con quel gran figo dell’Urbano (fratello di Nello), le passegate in pineta (e le storie su Anita Garibaldi da ascoltare con gli occhi sgranati, i pinoli da raccogliere da spaccare e assaporare), gli zampironi, il ddt spruzzato da una specie di Ape Piaggio, gli arrivi di mio papà al venerdì sera o al sabato mattina, la colonia che si trovava quasi alla fine del paese, verso il lido di Savio, che mi metteva così tanta tristezza (mio padre diceva che alcuni bambini nostri compaesani stavano lì e una volta andò a trovare qualcuno di loro). E come si chiamava quel locale che stava in pineta, circa davanti all’hotel Internazionale, tra la via delle Nazioni e il "mio" tratto di mare? Jolly? Non ricordo…
Quanto mi piaceva il tratto di strada da fare da casa alla spiaggia, sotto il sole cocente delle due del pomeriggio, sola e tranquilla. E ritrovare in spiaggia, ogni giorno, ogni anno, quei soliti volti, quelle persone che poi lungo l’anno non sentivi più, tranne qualche scambio di cartolina, o qualche lettera…
Ricordo A. Gambaiani, che ancora credo viva là.
E poi Vincenzo L., mio bellissimo primo amorino coi capelli neri neri e gli occhi verdissimi, che mi dava la mano uscendo dal mare al bagno di mezzanotte, ma aveva 17 anni e io 13…rimase una simpatia incubata..che avrebbe potuto sbocciare forse negli anni a venire, se non fosse stato che i miei smisero di andare lì proprio quell’anno.
E Sante, con la sua simpatia e col suo "prototipo", motorino tutto mezzo scassato e rielaborato da lui. Potrei fare molti altri nomi, mi scorrono davanti tutti i visi, le situazioni, le atmosfere…
Sono ricordi che mi legano moltissimo ai miei fratelli, che li hanno condivisi con me, pur avendo ognuno di loro -ne sono certa-  la propria "fetta" personale di ricordi e di persone speciali.

Del come certi eventi pesano nella vita

Avevo sei anni. Eravamo radunati tutti attorno al grande tavolo appena fuori la cucina, quello in cui anche pranzavamo e cenavamo. Tutti a fare i compiti, nella calda luce di quelle lampadine che adesso sembrano non esistere più,  col calore bello intenso della stufa, quella coi fili di ferro sopra.
Mia madre non seguiva me, era occupata con un altro  fratello e affidò a mio fratello maggiore il compito di farmi leggere. Mi nascondeva le figure con le mani e mi diceva di leggere…Io leggevo, ero certa di leggere giusto…"caco"…."pera"…e invece mio fratello incalzava, si stizziva e ad un tratto sbottò rivolto a mia madre: "Ma c’hai una figlia scema!"…e giù tutti a ridere…
Negli anni poi questa cosa ogni tanto è stata tirata fuori ancora…e tutti i miei quattro fratelli ne sghizza(va)no ogni volta, ed io con loro (pur soffrendone acutamente ancora come quando ero bambina); tra l’altro secondo me mia sorella ne ride(va) con un maggior gusto rispetto agli altri…

Quel che c’ è da dire ADESSO è che ALLORA avrei dovuto ribellarmi, anziché soffrire in silenzio e sentirmi vittima di una grossa ingiustizia. Avrei dovuto dire: "Ok, fermi tutti…Vieni qua, ora ricominciamo, fammi leggere e vedrai che leggo tutto perfettamente, che scema e scema aho’!".

Invece da allora mi son sempre sentita inferiore,  timorosa di fare e mettermi alla prova. Risultati scolastici ottenuti buoni? Puro culo. Stima praticamente sotto i tacchi. Sempre come se dovessi dimostrare qualcosa.

Ma se capiterà…e credo capiterà di sicuro, sarò seriamente serena nel far notare quanto questo mi abbia segnata.

 

Soleado

…caro Lenny the expert, quanto mi piacerebbe che tu scovassi in rete il modo di ascoltare "Soleado" dei Daniel Sentacruz Ensemble (tutti italiani con la mitica Mara Cubeddu!).

Sono convalescente, ho avuto un paio di notti fa un momento di défaillance con svenimenti, sudori freddi e altre simpatiche cosine.
Oggi sto meglio, mi faccio di enterogermina 2 tre volte al giorno e, pur sentendomi debole fisicamente, mi sento abbastanza serena inside.

Mi passavano per la testa delle parole di Majakovskij nei giorni scorsi (anche qui sarei grata se qualcuno mi trovasse il testo esatto) che più o meno diceva:

"E sento che per me l’Io è poco. Un altro per me si scatena ostinato."

Vi abbraccio tutti.