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Se il sesso scompare…

Stamattina, durante il mio tour giornaliero nei vari blog che leggo abitualmente, mi sono imbattuta in un post che sentivo molto: mi rendevo conto più che mai di una cosa leggendolo, di quanto l’astrarsi in mezzo alla natura  e a una cadenza personale e senza pressioni del tempo, non siano mai un momento di assenza, ma un momento di rigenerante meditazione, che fa benissimo. Fino a che sono giunta, facendo una solenne risata in cuor mio, al punto in cui la lettura del post sfociava ex abrupto in una frase molto prosaica, che ha quasi rotto l’incanto…
Capirete leggendo il post. Non c’è nulla di sbagliato in quello che l’autrice del post dice, anzi!
In una situazione simile però a me il sesso non sarebbe mancato. A volte mi dico che è questione d’età, che anch’io alla sua età davo una grande importanza al lato fisico di un rapporto.  E forse gliela dò ancora, ma in maniera completamente trasformata. Poi noto che ci sono blog di donne cinquantenni (come me) che invece parlano di eros, di attività frequente e di sperimentazioni come se fossero il sale indispensabile della vita. Quindi forse l’età non c’entra nulla.
Per molto tempo mi sono sentita anomala, e anche adesso ogni tanto questo pensiero mi sfiora e mi fa trarre subdole conclusioni, mi metto ad elucubrare in modo inutile.
Io sono io, con la mia storia e la mia situazione. Punto. Non c’è nulla di sbagliato o di giusto, nessuno che abbia ragione o torto.
Mi ritenevo molto brava, nell’arte dell’amore fisico. E mi ritengo ancora brava, nel senso che è un’arte che non è che una volta appresa la puoi ‘perdere’…Solo che non pratico più. Di sicuro non pratico più a quel modo. E la qual cosa mi son chiesta a lungo se era una rinuncia, un punto d’arrivo o cosa.
Cercando una risposta a questo, forse una conferma, non so…mi sono presa il libro di Osho da cui ultimamente trascrivo cose ( che riporto anche qua -vedi post precedenti-), l’ho aperto a caso e mi è capitata questa lettura, che mi pare sia perfettamente ad hoc.
Anche se mi corre l’obbligo di fare una precisazione: c’è una netta differenza tra sesso e affettività. La seconda non deve mai mancare. Posso pensare di non essere considerata un oggetto di piacere fisico (o di non considerare oggetto di piacere fisico), ma se sono privata di attenzioni d’Amore guai…e a mia volta devo poterne offrire.
Soggetti d’Amore, insomma.

<< In realtà la vita inizia quando il sesso finisce; perchè a quel punto hai tutta l’energia a tua disposizione per fare tutto cò che vuoi: hai tutta l’energia che vuoi per creare un significato! Sei libero dalla biologia e ti puoi spostare a livelli esistenziali più elevati.
Il sesso è un fenomeno molto primitivo, non ha nulla di speciale: tutti gli animali ci vivono, tutti i vegetali ci vivono; solo l’uomo ha la facoltà di trascenderlo, e quella è la sua grandezza.
Purtroppo in Occidente, dopo Freud, domina l’idea, del tutto sbagliata, che la vita di una persona finisca, se il sesso scompare. Certo, in te scompare l’animale, ma ciò implica l’inizio di qualcosa di immenso.
Il motivo per cui sono totalmente favorevole all’indulgere nel sesso è solo questo: secondo me, quello è il solo modo per trascenderlo. E in Occidente accadrà sempre di più, proprio perché il sesso è diventato qualcosa di libero e disponibile: prima lo esaurisci, meglio è. Più ci indulgi, prima smetti: ben presto perde ogni fascino, ogni carisma, si rivela un’attività così futile, così noiosa, così frustrante!
Occorre andare a fondo nel sesso, perché è il solo modo per andarne al di là; chi ha provato con la repressione non ci è riuscito; perché più lo reprimi, più diventi sessuale.
Ebbene, se accade spontaneamente, rallegrati, non farne un problema e non cadere in preda al panico: riversa le tue energie in nuove direzioni. La biologia non è tutto: il sesso può diventare amore; l’amore può diventare preghiera. Ci sono dimensioni al di là delle dimensioni conosciute, vette oltre le vette, e il sesso è la vetta più bassa. Per questo è resa disponibile alla natura; nascendo la porti con te: le vette più elevate dovranno essere apprese, dovrai crescere per raggiungerle; te le dovrai guadagnare, ne devi diventare degno.
Ebbene, accade: il sesso a volte scompare naturalmente, se tenti di importelo con la forza, diventerai un automa; farai qualcosa senza alcun sentimento. Ci puoi provare, ma non potrai ravvivarlo.
Se ti rendi conto che l’energia si è spostata dal centro sessuale, prova a usarla per raggiungere nuove dimensioni. Crea: componi, scrivi poesie, dipingi, medita…canta, danza. E rimarrai sorpreso: da tutte queste attività puoi trarre esperienze orgasmiche incredibili, qualcosa che non hai mai vissuto in precedenza.
Quando il pittore è perso nel suo dipingere, viene un momento in cui non è più il pittore; qualcosa di ignoto si impossessa di lui, e dipinge attraverso di lui, ed ecco un’incredibile gioia orgasmica…oppure, quando un ballerino è perso nella sua danza: l’orgasmo è di gran lunga più totale di quello sessuale. E tutto ciò non è confinato ai genitali: si diffonde a tutto il corpo, ogni cellula vi partecipa.
Danza, canta, suona…qualcosa di grandioso sta bussando alla tua porta: devi solo accogliere quell’ospite inatteso. >>

Mo’ come la mettiamo che io né dipingo, né canto, né suono, né danzo?  ^_^

 danza 14

non darti mai per scontato…

Possiamo perdonare un bambino che ha paura del buio.
La vera tragedia della vita si ha quando gli uomini hanno paura della luce.
L’uomo veramente cieco è quello che non vuole aprire gli occhi.

-Platone-

<< L’essere umano è un paradosso: può essere un uomo solo quando supera se stesso. L’essere umano non nasce come tale: è solo un’opportunità; si può esserlo, ma si può anche mancare quella realizzazione. E la maggioranza della gente se la lascia sfuggire.
Il motivo è questo: quelle persone pensano di essere già "umani". No, nessuno nasce in quanto uomo: la forma è presente, ma non l’anima; il corpo è presente, ma lo spirito manca.
Ebbene, così come si trova, l’uomo deve trascendersi in continuazione. Proprio in quella trascendenza, l’essere umano diventa veramente un uomo: quello è il paradosso. Trascendendo in continuazione se stesso, si consegue la propria realtà.
Lo definisco un paradosso perchè l’essere si disvela solo attraverso il divenire: non darti mai per scontato, per acquisito…ecco dove milioni di persone sono bloccate.
Una rosa nasce in quanto rosa, non l’uomo! Un cammello nasce in quanto cammello, non l’uomo.
L’uomo ha in sé una caratteristica speciale, è nato in quanto superamento, in quanto energia trascendente, non esiste una fine alla sua crescita, può continuare a evolversi…è un processo infinito.
Friedrich Nietzsche ha detto: "Sfortunato sarà il giorno in cui l’uomo non guarderà più oltre se stesso, allorché l’uomo sarà soddisfatto e appagato di sé, allorché la freccia dell’aspirazione umana non tenderà più verso una stella ignota, allorché l’uomo penserà: "Questo è tutto ciò che è possibile". "
Sono totalmente d’accordo con Friedrich Nietzsche: quello sarà il giorno più sfortunato. Purtroppo quel giorno è sempre esistito per la maggioranza degli uomini; solo alcuni hanno trasceso: i Buddha, i Cristo, I Lao-Tzu, gli Zarathustra.
Diventa quindi un uomo che vive in perenne trascendenza. Fa’ in modo che ogni sorgere del sole veda l’accaderti qualcosa di nuovo; vivi in una perenne crescita. Non sentirti mai appagato rispetto alla tua crescita interiore: per ciò che concerne la vita interiore, vivi in un perenne scontento! La gente vive a testa in giù: con ciò che è futile, non essenziale, triviale, è perennemente insoddisfatta; mentre è estrememente appagata di se stessa. Questa è una percezione capovolta.
Accontentati di ciò che è inutile: non importa quanti soldi hai, accontentati. Se appaga i tuoi bisogni primari, quel denaro è sufficiente. Accontentati della casa che hai, se ti dà un riparo è sufficiente. Ma no sentirti mai appagato per ciò che concerne la tua anima interiore, poiché può contenere l’intera esistenza, il divino! E’ previsto che tu lo contenga, è creata per quello…una realtà inferiore potrà solo essere una condizione di miseria e di infelicità.
Non è necessario che il viaggio per realizzare se stessi sia arduo, penoso e doloroso. Il mio sforzo è rendere l’intero viaggio della vita qualcosa di così bello da annullare qualsiasi distinzione rispetto alla meta: la meta non è qualcosa di separato dal viaggio, ne è semplicemente il culmine naturale; il viaggio non dev’essere qualcosa di massacrante, laddove la meta è la gioia squisita.
Il viaggio dev’essere una gioia travolgente, così come la meta è una gioia trascendente.; l’attesa di quella fioritura dev’essere estatica quanto la fioritura stessa; e, visto che entrambe le cose sono possibili, perché non averle tutt’e due? Il paradiso non dovrebbe essere qualcosa di remoto, posto altrove, perso da qualche parte nell’ignoto; il paradiso dovrebbe dispiegarsi via via lungo tutto il cammino. >>

Non aggrapparti al disagio

<< Devi darti questo compito: fa’ in modo che ogni sorta di disagio scompaia dalla tua vita. Non aggrapparti al benché minimo scontento, a nulla che ti provochi insoddisfazione: sono cose che persistono solo perché ci si aggrappa. Apri le tue mani chiuse a pugno e lascia che gli uccelli dell’insoddisfazione volino via…
Per qualche giorno ti sentirai incredibilmente solo, poiché ci si abitua alle proprie infelicità, ci si crogiola nella propria miseria; diventano compagni inseparabili. Riempiono la vita, per questo ci si aggrappa perfino al disagio.
Anche se in superficie le persone continuano a dire: "Vogliamo essere felici, vogliamo questo e quest’altro", in profondità sono loro stesse a generare il proprio inferno.
Nessuno impedisce loro di liberarsene, nessuno può farlo. Se veramente volessero, potrebbero liberarsene. Occorre solo prendere una decisione consapevole: "Adesso, da questo preciso istante, lascio perdere ogni scontento; abbandono tuttto ciò che mi provoca insoddisfazione". A quel punto ecco che nasce la fragranza dell’appagamento.
Sentirsi appagati, pienamente soddisfatti, è la cosa più bella che possa accadere a una persona, l’esperienza più incredibile della vita di un uomo. E in quell’appagamento si trova dio, perché solo quando si è assolutamente in pace, la verità rivela se stessa.
Quando non esiste più alcun desiderio, quando non c’è più alcun movimento all’interno della mente, si è semplicemente ciò che si è. E quando non esiste più alcun desiderio, non esiste più alcuna frustrazione; a quel punto si vive in una sorta di totale accettazione della vita, così com’è. Si vede lo stato di fatto delle cose e lo si accetta senza condizioni: qualsiasi cosa la vita porti si è felici. Non esistono remore, né rimpianti. >>

Questo piccolo grande amore…

<< Il piccolo amore è sempre un patteggiare, un fare compromessi, un dare per avere. Il grande amore è un puro e semplice dono.
Il piccolo amore tenta di ottenere più di ciò che dà; il grande amore dà semplicemente, del tutto immemore e libero di avere alcunché in cambio.
Quando l’amore è piccolo, è sempre in conflitto, perché le due parti sono perennemente in dissidio, mercanteggiano, discutono e tentano sempre di dare meno ma ottenere di più; da qui il perenne conflitto tra gli amanti: non è dovuto all’amore, bensì al piccolo amore. Il piccolo amore è amore solo di nome, ma mai di fatto!
Il grande amore conosce solo il dare. Non che nulla torni indietro: ottiene in cambio a piene mani, il ritorno è milioni di volte più grande, ma non è quella la motivazione.
Se qualcosa ritorna, per il grande amante è una sorpresa; se nulla ritorna, non ci sono recriminazioni o rimpianti.
Se qualcosa torna indietro, è sempre una sorpresa, perché non ce la si aspettava; se nulla ritorna, non è un problema, perché non ci si aspettava nulla, nulla è andato storto; non è affatto un fallimento!
Nel grande amore non esiste mai alcuna fustrazione, con il grande amore esiste sempre appagamento, sempre e comunque! Il piccolo amore porta sempre e comunque a una frustrazione. Ed è a causa del piccolo amore che nei secoli milioni di persone hanno deciso di rinunciare al mondo, alle relazioni, alla moglie, al marito, ai figli,  per fuggire in grotte sulle montagne o nei monateri, per nascondersi da qualche parte.
In realtà quelle persone hanno cercato di rinunciare al piccolo mondo del piccolo amore: ne erano stanche, si erano esaurite e non conoscevano l’esistenza di un’altra forma di amore; né sapevano che quella fuga non sarebbe servita a nulla, comunque sono rimaste piccole. Potevano vivere sull’Himalaya, ma le loro menti sono rimaste le stesse di quando vivevano nel mondo degli affari, sulla piazza del mercato.
Rinunciare al mondo non porta alcuna trasformazione, laddove rinunciare al piccolo amore porta di sicuro una trasformazione.
Ecco perché, piano piano, si deve crescere nella dimensione del dare; in questo modo, verrà un momento in cui la gestalt cambierà: a un certo punto, ti limiti a dare, e sei felice perché il tuo dono è stato accettato.
A quel punto, l’amore inizia ad assumere le sfumature della preghiera. E se l’amore non diventa preghiera, non avremo conosciuto il mistero della vita, perché l’amore è la chiave che apre quella porta. >>

Il piccolo posto dentro di noi

<<Tutti si portano dentro le ferite altrui. Per prima cosa, vivi in una società malata dove la gente è piena di rabbia, piena di odio, si diverte a fare del male, a ferire, e questo è lo strato superficiale che può essere capito facilmente. Ma ci sono strati più sottili, esistono i cosiddetti santi che creano in te sensi di colpa, che ti condannano perché sei un peccatore. Ti riempiono di idee che creano in te solo sofferenza. E più queste idee sono vecchie, più la gente le accetta facilmente. Tutti nel mondo dicono: “Viviamo nel peccato… tutti questi santi non possono avere torto!” . Io sono il solo a dichiarare che sei tu che hai scelto di vivere nella sofferenza, è una scelta tua. Puoi lasciarla cadere in un solo momento e ballare di gioia, in beatitudine. Ma la ferita è profonda. E tutti acquisiscono familiarità con la propria infelicità: ti ci attacchi, credendo di ricavarne un certo conforto, mentre ti crea solo una vita d’inferno. Ma tutti sostengono il tuo inferno. Se ti senti infelice tutti ti mostrano simpatia. Ci hai mai pensato? Quando sei infelice, coloro che ti mostrano simpatia sostengono semplicemente la tua miseria. Hai mai visto qualcuno mostrarti simpatia quando danzi pieno di gioia? Quando sei felice la gente ti invidia, è gelosa, non ti mostra affatto simpatia. Secondo me, la base della vita va cambiata totalmente. La gente dovrebbe mostrare simpatia solo quando c’è gioia, piacere, quando ci si rallegra, perché con la simpatia tu dai nutrimento all’altro: nutri la gioia della gente, non nutrire la loro tristezza, la loro infelicità. Sii compassionevole quando qualcuno è infelice, ma metti bene in chiaro che quell’infelicità è una scelta. 
(…) L’idea della reincarnazione, fiorita in tutte le religioni orientali, dice che il sé continua a spostarsi da un corpo all’altro, da una vita all’altra. Questa idea non esiste nelle religioni che sono nate dal giudaismo, il cristianesimo e l’islamismo. Ma oggigiorno, perfino gli psichiatri hanno scoperto che sembra essere vero: ci si può ricordare delle proprie vite passate; l’idea della reincarnazione sta diventando popolare. Voglio però dirvi una cosa: l’idea della reincarnazione è un concetto totalmente sbagliato. È vero che quando una persona muore il suo essere diventa parte del Tutto. Non ha importanza se è stato un peccatore oppure un santo, in ogni caso egli si porta dietro ancora qualcosa chiamata ‘mente’, ‘memoria’. In passato non esistevano conoscenze sufficienti a spiegare che la memoria non è altro che un groviglio di pensieri e onde di pensieri, ma ora è risaputo. Ed è qui che, in diversi punti, trovo Gautama il Buddha davvero all’avanguardia rispetto ai suoi tempi. È l’unico che è d’accordo con la mia spiegazione. Ha dato dei suggerimenti, ma non ha potuto portare delle prove; a quel tempo non c’erano molti mezzi a disposizione. Egli ha detto che quando una persona muore, la sua memoria si sposta in un altro grembo – non il sé. Oggi noi possiamo comprendere che, quando muori, lasci dei ricordi nell’aria, intorno a te. Se sei stato infelice, tutte le tue miserie trovano posto un po’ qui e un po’ là, entrano in qualche altro sistema di ricordi. Oppure entrano tutte in una volta in un altro grembo – ed è per questo che qualcuno può ricordarsi del proprio passato. Non è il tuo passato. È la mente di qualcun altro che tu hai ereditato. La maggior parte della gente non ricorda niente perché non ha ereditato, in un unico blocco, il patrimonio di ricordi di un unico individuo. Queste persone portano in sé dei piccoli frammenti di questo e di quell’altro, e sono questi frammenti che creano la tua infelicità. Tutti coloro che sono morti su questa terra sono morti infelici. Pochissimi sono morti con gioia. Pochi sono morti realizzando la nonmente. Questi individui non hanno lasciato alcuna traccia dietro di sé, e non appesantiscono nessuno con la propria memoria; semplicemente si sono dissolti nell’universo. Non hanno più una mente o un sistema di memoria. Lo hanno già dissolto nella loro meditazione. Ed è per questo che un illuminato non nasce mai. Viceversa, la persona non illuminata, ogni volta che muore, continua a espellere ogni tipo di miseria. E così come la ricchezza attira una ricchezza maggiore, la sofferenza attira più sofferenza. Se sei infelice, perfino se è lontana chilometri, la sofferenza correrà verso di te: sei il veicolo giusto. Questo è un fenomeno assolutamente invisibile, simile alle onde radio: viaggiano intorno a te, ma non le vedi; se però hai lo strumento adatto per riceverle, immediatamente le puoi percepire. Anche prima che la radio fosse inventata, ti viaggiavano intorno. Non esiste la reincarnazione, bensì l’infelicità che si reincarna. Le ferite di milioni di persone si muovono intorno a te, in cerca di qualcuno che voglia essere infelice. Naturalmente, la felicità non lascia tracce. L’uomo di consapevolezza muore come un uccello il cui volo nel cielo non lascia tracce: né una pista, né un sentiero, il cielo rimane vuoto. La beatitudine si muove senza lasciare traccia alcuna. È per questo che non erediti nulla dai Buddha, essi semplicemente scompaiono. Viceversa gli idioti e i ritardati continuano a reincarnarsi nelle proprie memorie che ogni volta diventano ancora più spesse. Oggi, forse, tutto questo può essere capito e dissolto. Altrimenti l’aria diventerà così spessa di ricordi che a voi sarà impossibile vivere con gioia, ridendo. La vostra consapevolezza non ha ferite. La consapevolezza non ha traumi. La consapevolezza non conosce tristezza alcuna. La tua consapevolezza, la consapevolezza di ognuno di voi, è innocente, totalmente beata. Per riportarti in contatto con la tua consapevolezza, viene fatto ogni sforzo per distrarti dalla mente. La mente è sovraccarica delle tue miserie, delle tue ferite. E continua a creare ferite per cui, a meno che tu non sia consapevole, non riuscirai nemmeno a scoprire come fa a crearle.

(…)Non lasciare che il passato ti tormenti. Sei arrivata qui, in uno spazio aperto, ora impara la strada della libertà, dell’amore e dell’amicizia. E voi tutti avete la capacità di farlo. Non c’è ragione di essere infelici. Non esistono ragioni valide che giustifichino la vostra infelicità. In effetti dobbiamo sempre cercarci un motivo valido per essere infelici, altrimenti la gente chiederebbe: “Sei matto? Ti senti infelice senza motivo?” Per cui, in qualche modo, si continuano a inventare delle buone ragioni. Ma ricorda, quelli sono solo motivi inventati. Nessuno quando sei felice ti chiede: “Perché sei felice?” Non c’è motivo per essere felice. La felicità è la nostra natura. La felicità non ha bisogno di ragioni né di cause per esistere.
(…) Tutte le nostre sofferenze sono così superficiali… e soprattutto sono tutte prese in prestito.
Tutti si trasmettono a vicenda la propria infelicità. La gente parla in continuazione delle proprie sofferenze, dei propri guai, dei propri conflitti. Hai mai sentito qualcuno parlare dei suoi momenti di gioia? Delle sue canzoni e delle sue danze? Dei suoi momenti di silenzio e di beatitudine? No, nessuno parla di queste cose. La gente continua a condividere ferite, e ogni volta che parli della tua infelicità con qualcuno, senza saperlo stai trasmettendo un modello di miseria. L’altra persona forse pensa che ti stia solo ascoltando, ma di fatto sta anche prendendo delle vibrazioni di infelicità, delle ferite. Quando ho detto che portate dentro di voi ferite altrui, volevo dire che la vostra consapevolezza non ha ferite. Se tutti diventassero meditativi, svegli, al mondo non ci sarebbero ferite. Scomparirebbero semplicemente. Non troverebbero un casa, un rifugio. È una cosa possibile. Se è possibile per me, è possibile per chiunque. Nella tua domanda chiedi anche perché possiamo “accettare così facilmente le ferite altrui,” e perché è “così difficile accettare la propria buddhità”. Puoi accettare le ferite altrui perché anche tu hai delle ferite. Tu capisci il linguaggio dell’infelicità, delle ferite, della sofferenza. E chiedi perché non riusciamo ad accettare l’idea di essere un Buddha. Per prima cosa, raramente incontri un Buddha. Molto raramente un Buddha esiste sulla terra, per cui anche se lo incontrassi non capiresti il suo linguaggio. Molto probabilmente lo fraintenderesti. Tu conosci la sofferenza, e lui parla di beatitudine. Tu conosci le ferite, e lui parla della salute eterna. Tu conosci solo la morte e lui parla di eternità. In primo luogo, è difficile trovare un Buddha. In secondo luogo, è difficile capire il suo linguaggio perché non è il tuo stesso linguaggio. Altrimenti questa sarebbe la cosa più semplice al mondo: capire la propria buddhità. È così ovvia. Il tuo vero essere è già un Buddha, sei tu che hai dimenticato la strada verso il tuo essere interiore. Hai viaggiato a lungo per tante strade, ma tutte conducono verso l’esterno. E, pian piano, hai dimenticato che esiste un piccolo posto dentro di te che non hai esplorato. La meditazione non è altro che esplorazione dello spazio interiore che hai sempre ignorato. Quel piccolo spazio ti farà improvvisamente ricordare che tu sei un Buddha. Ma se per te non diventerà una verità cosciente il fatto che sei un Buddha… Non si tratta di un concetto, nessuno ti può convincere che sei un Buddha… non puoi essere altro! Se vai semplicemente dentro di te, l’esperienza dello spazio interiore esploderà come un riconoscimento e come un ricordo della tua buddhità. Non è una filosofia, è un’esperienza esistenziale.>>


Osho, Il Manifesto dello Zen: Libertà da se stessi, Capitolo 5

due messaggi dall’…alto, dove c’è la Luce

"Avete scelto di venire a sperimentare tutte le emozioni che fanno parte della natura umana.
Allora, siate saggi, non mangiate un pasto completo in un minuto, NON CERCATE DI LAVORARE IN UNA SOLA VOLTA SU TUTTO QUELLO CHE NON VA.

LAVORATE SU UNA COSA SOLA PER VOLTA, solo così riuscirete veramente a salire, ad andare molto in fretta.

NON DITE MAI PIÙ CHE NON SIETE CAPACI, CHE NON CI RIUSCIRETE MAI, CHE SIETE UNA NULLITÀ."

 

"La gente ti ha giudicato;
tu hai accettato le loro idee senza neanche esaminarle.
Sopporti i giudizi di gente di ogni tipo,
e riversi quei giudizi su altre persone.
Questo gioco è andato oltre ogni limite.
Tutta l’umanità soffre per questo.
Se vuoi uscirne, la prima cosa da fare è:
smetti di giudicare te stesso."

OSHenza

Non cerco adesione, vorrei solo condivisione. Grazie.
Ciao.

Toh! Credevo di aver postato una cosa, intitolata "Ama te stesso e osserva"
e poi vedo che me n’è uscita un’ altra, intitolata "La politica nasce in famiglia".
Lasciamo le cose come stanno.
In fondo c’è molta pertinenza, dato il periodo.
Ora vado a leggere quel che appare cliccando: ancora non ho letto neppure io…

AGGIORNAMENTO del 7/4 : ecco quello che volevo postare all’origine…

AMA TE STESSO E OSSERVA 

Puoi commentare queste bellissime parole di Buddha:
“Ama te stesso e osserva – oggi, domani e sempre"?

“Ama te stesso”

L’amore è un nutrimento per l’anima. Quello che il cibo è per il corpo, l’amore è per l’anima. Senza cibo il corpo diventa debole, senza amore l’anima diventa debole. Gli stati, le chiese, gli interessi costituiti non hanno mai voluto che la gente avesse anime forti, perché una persona che ha energia spirituale è necessariamente un ribelle.

L’amore ti rende ribelle, rivoluzionario. L’amore ti dà ali per volare in alto. L’amore ti dà la capacità di vedere all’interno delle cose, in modo che nessuno possa ingannarti, sfruttarti e opprimerti. I preti e i politici sopravvivono solo grazie al tuo sangue – sopravvivono solo grazie allo sfruttamento. Sono parassiti, tutti, preti e politici.

Per farti diventare debole spiritualmente, hanno scoperto un metodo sicuro, garantito al cento per cento, e cioè quello di insegnarti a non amare te stesso – perché una persona che non si ama non può neanche amare qualcun altro. È un insegnamento di grande sottigliezza. Dicono di amare gli altri, perché sanno che se non ami te stesso, non puoi amare affatto. Dicono: Ama gli altri, ama l’umanità, ama Dio, ama tua moglie o tuo marito, i tuoi bambini e i tuoi genitori, ma non amare te stesso, perché amare se stessi è, secondo loro, egoismo.

Condannano l’amore di sé più di qualsiasi altra cosa – e sono riusciti a far apparire i loro insegnamenti del tutto logici. Dicono: Se ti ami diventerai un egoista, se ti ami diventerai un narcisista. Ma non è affatto vero. Un uomo che si ama, scopre di non avere un ego. È nell’amare gli altri senza amare se stessi, nel tentativo di amare gli altri, che l’ego nasce.

L’amore non conosce il dovere. Il dovere è un peso, una formalità. L’amore è gioia, condivisione; l’amore è informale. Chi ama sente di non aver fatto mai abbastanza; chi ama sente sempre che avrebbe potuto fare di più. Non pensa: "L’altro ora mi deve qualcosa". Al contrario, pensa: "Il mio amore è stato accettato, e ora sono in debito. Ho un debito con l’altro, perché ha accettato il mio dono, invece di rifiutarlo". L’uomo legato al dovere pensa: "Sono straordinario, spirituale, il più grande. Guarda come servo gli altri!".

Un uomo che ama se stesso avrà anche rispetto per se stesso, e un uomo che si ama e si rispetta rispetterà anche gli altri perché sa: "Come sono io, sono anche gli altri. Come a me piacciono il rispetto, l’amore, la dignità, così piacciono anche gli altri". Diventa cosciente del fatto che non siamo diversi; per quanto riguarda le cose fondamentali della vita, siamo una cosa sola. Siamo soggetti alla stessa legge: Es dhammo sanantano.

L’uomo che ama se stesso ricava tanta gioia da questo amore, diventa così estatico che l’amore inizia a traboccare, e raggiunge anche gli altri. Deve raggiungerli! Se vivi l’amore, devi condividerlo. Non puoi continuare ad amare te stesso per sempre, perché una cosa ti diventerà chiarissima: se amare una persona, te stesso, è una tale estasi, è così bello, quanta più estasi avrai a disposizione se condividi questo amore con tante altre persone!

A poco a poco le onde si allargano sempre di più. Ami altre persone; poi ami gli animali, gli uccelli, gli alberi, le rocce. Puoi colmare con il tuo amore tutto l’universo. Un’unica persona può colmare d’amore l’universo, proprio come un sassolino può colmare tutto il lago di increspature, un semplice ciottolo.

L’uomo deve diventare un dio. In caso contrario non ci sarà alcuna realizzazione, alcun soddisfacimento. Ma come puoi diventare un dio? I preti ti dicono che sei un peccatore. Ti dicono che sei condannato, che andrai sicuramente all’inferno. E fanno in modo che tu abbia paura di amare te stesso.

Ecco perché la gente è così brava a trovare cosa c’è che non va. Trovano cosa c’è che non va in loro, e poi come possono evitare di trovare difetti negli altri? In effetti, non solo li troveranno ma li renderanno anche più grandi, più grandi possibile. Questo sembra esser l’unico modo di salvarsi; per salvare la faccia, devi farlo per forza. Ecco perché si critica tanto e c’è così poco amore.

Questo è uno dei sutra più profondi di Buddha, e solo una persona illuminata può darti una tale intuizione.

Una persona che ama se stessa può facilmente diventare meditativa, perché la meditazione vuol dire proprio essere con se stessi.

Se ti odi – che è proprio ciò che fai tu, ciò che ti hanno detto di fare, e che tu hai eseguito religiosamente – se ti odi, come puoi stare con te stesso? La meditazione non è altro che il godersi la propria splendida solitudine e celebrare se stessi. È esattamente questo. La meditazione non è un rapporto, l’altro non è affatto necessario: basti a te stesso. Sei immerso nella tua gloria, nella tua luce. Gioisci perché sei vivo, perché sei.

Il miracolo più grande del mondo è che tu sei e che io sono. Essere è il miracolo più grande, e la meditazione apre le porte a questo grande miracolo. Ma solo un uomo che ama se stesso è in grado di meditare; altrimenti non fai altro che cercare di sfuggire a te stesso, di evitarti. Chi è che vuole guardare una brutta faccia, e chi vuole penetrare in un essere così brutto? Chi è che vuole andare in profondità nel proprio fango, nella propria oscurità? Chi vuole andare dentro l’inferno che pensa di essere? Vuoi tenere tutto questo nascosto con fiori bellissimi, e vuoi sempre sfuggire a te stesso.

È per questo che le persone cercano sempre compagnia. Non possono rimanere con se stessi, vogliono stare con gli altri. La gente cerca compagnia, di qualsiasi genere; pur di evitare se stessi va bene qualsiasi cosa. Andranno a sedersi al cinema per tre ore per vedere una cosa assolutamente idiota. O leggeranno un giallo per ore, sprecando il loro tempo. Leggeranno più volte lo stesso giornale, solo per tenersi occupati. Giocheranno a carte o a scacchi per ammazzare il tempo… come se ne avessero tanto!

L’amore inizia con te stesso, e poi si diffonde e si allarga, e lo fa per suo conto, non hai bisogno di diffonderlo tu.

"Ama te stesso" dice Buddha. E poi aggiunge subito: "…e osserva". Questa è meditazione, questo è il nome che Buddha dà alla meditazione. Ma il primo requisito è di amare te stesso, e solo dopo puoi osservare. Se non ti ami e inizi a osservare, potrebbe venirti voglia di suicidarti.

Molti buddhisti vorrebbero suicidarsi perché non fanno attenzione alla prima parte del sutra e saltano subito alla seconda parte: osserva te stesso. In realtà, non ho mai visto nemmeno un commento al Dhammapada, i sutra di Buddha, che abbia prestato attenzione alla prima parte: Ama te stesso.

Socrate dice: Conosci te stesso. Buddha dice: Ama te stesso. E Buddha è quello che ha più ragione perché se non ti ami, non potrai mai conoscerti – conoscersi arriva dopo, quando l’amore ha preparato il terreno. L’amore è una possibilità di conoscere se stessi, è il modo giusto per conoscersi.

Amati e osserva: oggi, domani e sempre.

Crea intorno a te un’energia d’amore. Ama il tuo corpo e ama la tua mente. Ama tutto il meccanismo, tutto l’organismo. Quando dico amalo, intendo: accettalo com’è, non cercare di reprimerlo. Reprimiamo solo quando odiamo qualcosa, reprimiamo solo quando siamo contrari. Non reprimere, perché se reprimi, come potrai osservare? Non possiamo guardare il nemico negli occhi; possiamo solo guardare negli occhi dell’amato. Se non sei l’amante di te stesso non potrai guardare nei tuoi occhi, nel tuo volto, nella tua realtà.

Osservare è meditazione, è il nome di Buddha per la meditazione. Osserva è la parola d’ordine di Buddha. Egli afferma: Sii consapevole, vigile, non essere inconsapevole. Non comportarti come chi sta dormendo. Non funzionare come una macchina, un robot. La gente funziona proprio così.

Osserva, semplicemente osserva. Buddha non dice cosa devi osservare: è tutto! Quando cammini, osserva il camminare. Quando mangi, osserva il mangiare. Facendoti la doccia, osserva l’acqua, l’acqua fredda che cade su di te, il brivido che ti corre lungo la schiena, osserva tutto… ‘oggi, domani e sempre’.

Alla fine arriva il momento in cui puoi osservare persino il sonno. Questo è il livello supremo dell’osservare. Il corpo si addormenta, ma l’osservatore è ancora sveglio e guarda silenziosamente il corpo profondamente addormentato. Questo è il culmine dell’osservare. Ora come ora è vero proprio l’opposto: il corpo è sveglio, ma tu dormi. Allora sarai sveglio e il tuo corpo dormirà. Il corpo ha bisogno di riposo, ma la tua consapevolezza non ha bisogno di dormire. La tua consapevolezza è cosciente; è l’essenza stessa dell’essere vigili, quella è la sua vera natura.

Quando la tua capacità di osservare cresce, è come se mettessi le ali, e allora il cielo ti appartiene per intero. L’uomo è l’incontro di terra e cielo, di corpo e anima.

The Way of the Buddha: The Dhammapada (OSHO)

Come diceva anche Terzani: cominciare e finire con una gran risata…

"La psicologia della rabbia 

La psicologia della rabbia è: volevi qualcosa, e qualcuno ti ha impedito di ottenerlo. Qualcuno ha creato un blocco, un ostacolo. Tutta la tua energia era lanciata a ottenere qualcosa, e qualcuno l’ha bloccata. Non hai potuto ottenere ciò che volevi.
Quest’energia frustrata diventa rabbia… rabbia contro la persona che ha distrutto la possibilità di soddisfare il tuo desiderio.
Non puoi prevenire la rabbia, perché è un sottoprodotto, ma puoi fare qualcos’altro per far sì che questo sottoprodotto non venga creato affatto.
Ricordati di una cosa nella vita: non desiderare nulla con un’intensità tale da renderla una questione di vita o di morte. Sii un po’ giocoso.
Non sto dicendo di non desiderare, perché quella sarebbe repressione. Sto dicendo di desiderare, ma di fare in modo che il desiderio sia giocoso. Se si realizza, bene. Se non si realizza, magari non era il momento giusto; si vedrà la prossima volta. Impara un po’ dell’arte di giocare.
Noi siamo così identificati col desiderio che, quando qualcosa blocca o impedisce la sua realizzazione, la nostra energia prende fuoco e ci brucia. In questo stato vicino alla follia, puoi fare cose di ogni genere, delle quali ti pentirai in seguito. Puoi creare una catena di eventi nei quali sarai intrappolato per tutta la vita. Per questo motivo, per migliaia di anni si è detto: “Lascia andare i desideri”. Ma questo è chiedere qualcosa d’inumano. Persino quelli che hanno detto: “Lascia andare i desideri”, ti hanno dato un motivo, un desiderio e cioè che se diventi privo di desideri, raggiungerai la libertà suprema del moksha, del nirvana. Anche questo è un desiderio.
Puoi reprimere un desiderio per uno ancora più grande, e puoi dimenticarti persino che sei ancora la stessa persona – hai solo cambiato obiettivo. Certo, non ci sono molte persone che stanno cercando di arrivare al moksha, quindi non ci sarà tanta competizione. In effetti, la gente sarà molto felice se cerchi di ottenere moksha – uno di meno con cui competere. Ma, per quanto ti riguarda, non è cambiato nulla. Se accade qualcosa che disturba il tuo desiderio per moksha, la rabbia divamperà un’altra volta. E questa volta sarà ancora più forte, perché ora il desiderio sarà molto più grande. La rabbia è sempre in proporzione al desiderio.
Ho sentito dire.…

Tre monasteri cristiani erano situati nella stessa zona della foresta. Un giorno tre monaci s’incontrarono a un incrocio. Venivano dai villaggi e tornavano al monastero; ognuno di loro apparteneva a un monastero diverso. Erano stanchi, così si sedettero sotto a un albero e iniziarono a parlare per passare il tempo.
Uno disse: “Dovete accettare un fatto: per quanto riguarda il sapere, l’erudizione, il nostro monastero è il migliore”.
L’altro monaco allora disse: “Sono d’accordo, è vero. Voi siete molto più eruditi ma, per quanto concerne la disciplina spirituale, non siete all’altezza del nostro monastero. E il sapere non può aiutarti a comprendere la verità. Solo la disciplina spirituale può farlo, e noi siamo i migliori in questo”.
Il terzo monaco affermò: “Avete ragione entrambi. Il primo monastero è il migliore nell’erudizione e il secondo nella disciplina spirituale, nelle austerità, nei digiuni. Ma per quanto riguarda l’umiltà e la mancanza di ego, noi siamo il massimo”. Umiltà, mancanza di ego… il monaco sembrava essere del tutto inconsapevole di ciò che stava dicendo: “Per quanto riguarda l’umiltà e la mancanza di ego, noi siamo il massimo”.

Persino l’umiltà può diventare un trip di ego. L’assenza di ego può diventare un trip di ego – devi essere molto consapevole. Non cercare di bloccare la rabbia. Non dovresti, in alcun modo, controllare la rabbia, altrimenti ti brucerà, ti distruggerà. Quello che voglio dire è: devi andare alle radici. La radice è sempre qualche desiderio che è stato bloccato, e la frustrazione crea rabbia. Non prendere i desideri troppo sul serio, non prendere nulla troppo sul serio.
È una sfortuna che nessuna religione al mondo abbia accettato il senso dell’umorismo come una delle qualità fondamentali dell’uomo religioso. Voglio che comprendiate che il senso dell’umorismo, la giocosità, dovrebbe essere una qualità di base. Non prendere le cose troppo sul serio, e la rabbia non nascerà. Potrai semplicemente ridere di tutto quanto. Potrai ridere di te stesso. Potrai ridere in situazioni in cui ti saresti arrabbiato, saresti stato furioso.
Usa il gioco, il senso dell’umorismo, la risata. È un mondo molto grande, dove vivono milioni di persone. Tutti sono alla ricerca di qualcosa da ottenere. È naturale che a volte accada che le persone s’intralcino a vicenda – non perché lo vogliano, è un fatto casuale, la situazione è quella.

Ho sentito raccontare di un mistico Sufi, Junnaid, che tutte le sere, nella sua preghiera serale, ringraziava l’esistenza per la sua compassione e per il suo amore. Una volta stava viaggiando da tre giorni con i suoi discepoli, quando arrivarono a un villaggio i cui abitanti erano ostili a Junnaid, perché pensavano che i suoi insegnamenti non fossero esattamente gli insegnamenti di Maometto. Questi insegnamenti sembravano essere solo suoi; e loro pensavano che stesse corrompendo la gente.
In questi tre villaggi non ricevettero né cibo, né acqua. Al terzo giorno erano veramente in brutte condizioni. I discepoli pensarono: “Ora vediamo cosa succede nella preghiera.Come potrà dire all’esistenza: ‘Sei piena di compassione, il tuo amore per noi è grande; ti prendi cura di noi e ti siamo grati’?”.
Ma al momento della preghiera, Junnaid pregò al solito modo. Dopo la preghiera, i seguaci dissero: “Questo è troppo. Per tre giorni abbiamo sofferto la fame e la sete.Siamo stanchi, non abbiamo dormito, eppure tu dici ancora all’esistenza: ‘Sei piena di compassione, il tuo amore per noi è grande; ti prendi cura di noi e ti siamo grati’”.
Junnaid replicò: “La mia preghiera non dipende da qualche condizione; quelle sono cose banali. Che mi diano da mangiare oppure no, non starò a disturbare l’esistenza per questo – una cosa così piccola in un universo così grande. Se non mi danno da bere, o persino se muoio, non ha importanza: la preghiera rimarrà la stessa. In questo universo infinito, non fa alcuna differenza se Junnaid è vivo o morto”.

Questo è ciò che intendo quando dico di non prendere nulla sul serio, nemmeno te stesso. Vedrai allora che la rabbia semplicemente non appare – non c’è più alcuna possibilità. La rabbia è sicuramente una delle maggiori forme di dispersione dell’energia spirituale. Puoi essere giocoso rispetto ai tuoi desideri, e rimanere lo stesso sia se hai successo sia se fallisci.
Inizia a pensare a te stesso in modo rilassato, non come a un qualcosa di speciale; non pensare di essere destinato a essere vittorioso, ad aver successo in ogni situazione. È un mondo molto grande, e noi siamo molto piccoli.
Se questo fatto riesce a prendere piede nel tuo essere, tutto diventa accettabile. La rabbia scompare, e allora hai veramente una sorpresa perché, quando la rabbia scompare, si lascia dietro un’energia immensa di compassione, d’amore e d’amicizia. "

Ocio a Osho

Nobody is superior, nobody is inferior,
but nobody is equal either.
People are simply unique, incomparable.
You are you, I am I.
I have to contribute my potential to life;
you have to contribute your potential to life.
I have to discover my own being;
you have to discover your own being.

Nessuno è superiore, nessuno è inferiore,
ma è anche vero che nessuno è uguale.
Le persone sono solo uniche, inconfrontabili.
Tu sei tu, io sono io.
Devo donare alla vita il mio potenziale;
tu devi donare il tuo.
Devo scoprire il mio vero essere;
tu devi scoprire il tuo.

Mistero

The mystery never ends, it cannot end. That´s why it is called a mystery, it cannot be known ever. It will never become knowledge, that´s why it is called a mystery; something in it is eternally elusive. And that´s the whole joy of life. The great splendor of life is that it keeps you eternally engaged, searching, exploring. Life is exploration, life is adventure.

Il mistero non finisce mai, non può finire. Ecco perché è chiamato un mistero: non può diventare noto, mai. Non può mai diventare conoscenza, ecco perché è chiamato mistero, è una cosa che continua a sfuggire per l’eternità. Ma la gioia della vita è proprio questa. La grande bellezza della vita è che essa ti tiene eternamente impegnato a cercare, a esplorare. La vita è esplorazione, la vita è avventura.